STHAI 2018

Federica Tullio
Turista per passione

STHAI

2015

Ha sempre viaggiato tanto fin da piccola e, anche una volta cresciuta, non perde l’occasione di scoprire nuovi posti e nuove città

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IL RACCONTO

Era la prima volta per me, non in Asia, ma in Thailandia. Tuttavia è bastata per comprendere il motivo per cui la chiamino The land of smile, la terra del sorriso. E non sono solo loro a sorridere, ma lo fai anche tu, contagiato da una miriade di emozioni, che ti travolgono dall’inizio alla fine del tuo viaggio. Anzi anche ben oltre, perché gli effetti della Thailandia sono, per cosi dire, a lungo raggio: ti lasciano una nostalgia che sai già dovrai portarti dietro per parecchio tempo ancora.
Dicono che il bello di un viaggio sia poterlo condividere e io penso di essere stata fortunata a poterlo affrontare con due persone come Sara e Daniel. Non ci conoscevamo, eppure, è stato come se fossimo amici da sempre. Ora che siamo tornati a casa, c’è una strana atmosfera; era diventato così semplice passare le giornate insieme, che oramai mi ci ero piacevolmente abituata. Ci siamo trovati in sintonia fin da subito e non c’è mai stato alcun problema; non crediate lo dica per convenienza o per far apparire tutto idilliaco, ma sono state davvero tre settimane piene di gioia e null’altro.
Sara: una ragazza semplice, con tanta pazienza – presumo che con me ce ne voglia – allegria e una buona dose di pazzia, che non stanca mai. Era diventata la sorella maggiore che non ho mai avuto. Daniel: creativo, spiritoso, sagace e con la battuta sempre in tasca. Lui la Thailandia la conosceva già e posso dire che è stato un po’ il mio maestro sulle “tecniche di base del bravo turista”: cosa mangiare, visitare, dove andare, quanto sarebbe giusto spendere e come doversi comportare. Sì, perché ci sono una miriade di regole da dover rispettare e a cui non penseresti mai, eppure… ad esempio è vietato calpestare le monete e le banconote, poiché su di esse vi è rappresentato il ritratto del re.
Lo scopo del viaggio era riuscire ad abbinare il turismo allo sport, in particolare nella località di Pattaya, a circa 2 ore di auto da Bangkok. La prima settimana abbiamo appreso le tecniche di base del Muay Thai – la disciplina di combattimento thailandese – grazie al nostro abile insegnante Leonard, un pluridecorato campione mondiale. Con il suo viso dolce e i modi gentili non capisci subito chi hai di fronte; poi, quando finalmente lo vedi salire sul ring, togliersi la maglietta e sferrare degli estremamente potenti quanto agili calci per aria, capisci che con lui non c’è da scherzare. Il Muay Thai è una perfetta combinazione di forza e leggerezza, velocità e destrezza, riesce ad alleggerirti tantissimo, emotivamente parlando, e a farti sentire davvero libero e carico al tempo stesso. Un susseguirsi frenetico di kick, pan, gap, nick… che a fine giornata non fanno che evidenziare i lividi e le sbucciature sul tuo corpo, i quali però passano subito in secondo piano, quando ti accorgi dei repentini miglioramenti e delle belle sensazioni che questo sport ti lascia.
In seguito ci siamo dati alla corsa: “Running around Pattaya” e sempre con il nostro fidato Leonard come motivatore, abbiamo corso lungo le spiagge, fra le colorate strade di città, su e giù per le colline del Big Buddha, sotto il sole cocente e (ve lo posso giurare) sotto lo scrosciare della pioggia. Anche se è stato faticoso, ce l’abbiamo fatta. Ci siamo, per così dire, messi alla prova, e quando il risultato è positivo, non puoi che essere fiero di te stesso.
Infine, come ultimo sport, è stato scelto il golf. Una disciplina colma di tecnica e tantissime regole. La posizione del corpo come prima cosa, poi il movimento, il quale deve essere naturale e stabile contemporaneamente, ed infine il colpo, preciso e potente, per far si che la pallina vada in buca, oltre il lago o, diciamolo, in testa a nessuno. Anche qui c’è voluta molta pratica prima di poter riuscire a fare qualche tiro “come si deve”, ma dopo esserci riusciti, una bella pacca sulla spalla non mancava mai. Nel nostro ultimo giorno, tutti pimpanti ed emozionati, ci siamo diretti al Siam Country Club, insieme al nostro preparatissimo istruttore Grant, un ragazzo inglese con tutta la compostezza e la grazia dei grandi giocatori di golf, assolutamente distanti, per i modi quieti e la grande serietà, da noi tre, che con la contentezza di un bambino sulle giostre, non sapevamo trattenere le emozioni ogni qual volta la pallina finiva in buca, o anche solo vicino a dove ci eravamo prefissati.

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